In evidenza
Settembre ragazzi 2015
Settembre ragazzi
Ultime news
Le lingue dell'oratorio
Commenti...
18 gennaio 2015

Le lingue dell’oratorio

È un mite pomeriggio di metà gennaio e come tutte le domeniche scendo per aprire l’oratorio. Al cancello trovo i ragazzi che da un po’ aspettano per entrare, chi sulla panchina del viale, chi sul muretto, chi in piedi già con pallone in mano. Facce giovani, diverse tra loro ma accomunate dalla voglia di passare un pomeriggio in compagnia di altri amici.

Nel giro di un attimo il cortile si anima. Meta principale è il campo da calcio, dove si gioca in tutte le direzioni e con non meno di quattro palloni. Due più intraprendenti cominciano a fare le squadre, gli altri si cambiano o giochicchiano aspettando la partita vera. Qualcuno punta alla sala giochi per la sfida a calcetto o per iniziare il Monopoli. Con l’arrivo di qualche ragazza si sveglia anche il campo di pallavolo. Intanto il gruppo dei ragazzi senegalesi inizia il corso di lingua e cultura locale. L’ambiente è talmente grande che i ragazzi si perdono e sembrano pochi, ma se li conto sono ben più di cinquanta.

John Paul, un giovane salesiano della Nigeria che da inizio mese è nella nostra comunità, mi dice di non sentirsi affatto straniero in questo ambiente in cui la maggioranza dei ragazzi non è di origine italiana. E allora nasce in me l’idea di fare un semplicissimo sondaggio: chiedere se in casa, oltre all’italiano, si parla un’altra lingua. Le risposte: albanese, marocchino, arabo, spagnolo, cinese, rumeno, inglese, thailandese, ibo, indiano, senegalese; qualche italiano mi risponde: dialetto napoletano, calabrese, piemontese (uno soltanto).

Il sole comincia a scendere; l’aria gelida viene a ricordare che siamo ancora nel pieno inverno. Solo qualche coraggioso resta nel campo, gli altri popolano la sala giochi: calciobalilla, pingpong a giro (per giocare in tanti), carte, il solito Monopoli. Qualcuno arriva ancora, qualcuno va a casa, fuori nella penombra i più piccoli giocano a nascondino.

Suono il campanello per la preghiera. Non sono tutti cristiani. Ma questo momento ricorda a tutti che l’oratorio non è una piazza in cui si va e si viene. E ha una lingua, che se anche non tutti parlano, tutti devono conoscere.

Una lingua tra le lingue dell’oratorio. In un mondo che cambia.

 

don Alessandro Borsello

Commenti