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14 marzo 2014

Educare i ragazzi e i giovani al senso di Dio

La sera di mercoledì 12 marzo si è tenuto nell’oratorio salesiano il primo di una serie di due incontri per Salesiani Cooperatori e catechisti dell’Unità Pastorale 50 dal tema “Come educare i ragazzi e i giovani al senso di Dio”. Alla serata, condotta da don Claudio Ghione, sacerdote salesiano incaricato dell’oratorio di viale Rimembranze fino al 2009 e ora Torino-Valdocco, erano presenti una cinquantina di persone tra giovani e adulti.

Don Claudio ha iniziato la serata chiedendo ai presenti una breve raccolta di ricordi sulla loro personale esperienza di fede, su come ciascuno di loro è stato educato al senso di Dio. Ha quindi insistito sul fatto che la comunicazione dell’esperienza di Dio, compito proprio della catechesi familiare ed ecclesiale, non può essere sintetizzabile nello slogan “Comunicatore – Messaggio – Ricevente” (qualcuno che deve dare un messaggio a qualcun altro). Il vangelo non è prima di tutto comunicazione; è esperienza di vita, perché tutto quello che conosciamo di Dio ci viene dalla non comunicazione che qualcuno di ha fatto a noi di Lui, ma dall’esperienza di fede delle persone che ci hanno educato a riconoscere il volto di Gesù. Pertanto più che parlare di comunicazione è opportuno parlare di contemplazione. È questo l’obiettivo della catechesi: abilitare i bambini a contemplare il mistero di Dio, il volto di Cristo.

Il relatore ha poi sollecitato i presenti con un’altra provocazione. Ha chiesto: “Se doveste consegnare un messaggio della vostra fede alle generazioni future, cosa direste? Cosa mettereste nella bottiglia da gettare in mare per l’umanità del futuro?”

Le risposte sono state varie, ma tutte caratterizzate da una forte componente emotiva: “Dio amore, mio salvatore”. “Ama Dio”. “Condivisione”.  “Ama il prossimo”.  “Vita autentica” . “Perdono”. “Ascolto”. Queste risposte hanno ulteriormente evidenziato che quello che noi cerchiamo di trasmettere di Dio non è tanto un messaggio, ma un’esperienza. Consegniamo cioè alla generazione futura una “traditio” (consegna cristiana) fatta di ambiente, di storia, di ricordi, di persone, di parole, di immagini. Trasmettiamo la nostra fede, che per poter essere autentica deve essere collegata alla vita. Per questo anche nella catechesi con i bambini e coi giovani bisogna puntare su esperienze autentiche di Dio.

Don Claudio, concludendo il suo primo intervento, ha voluto citare il papa emerito Benedetto XVI. Egli, in un’intervista recente, sosteneva che in questa società sempre alle ricerca di nuove competenze il cristiano deve presentarsi con una buona “competenza della fede”, cioè con una autentica esperienza di vita nutrita di sacramenti (eucaristia e confessione) e di un ambiente di fede (clima delle relazioni tra catechisti, condivisione di vita).

Come rendere tutti questi spunti cammino da offrire ai ragazzi e ai giovani dei nostri ambienti cristiani sarà tema del secondo incontro, che si terrà sempre nell’Oratorio Salesiano di Bra mercoledì 19 marzo alle ore 21. Aperto di nuovo a tutti, anche a chi non avesse partecipato al primo
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