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Destinazione XII Morelli
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21 agosto 2012

XII Morelli deriva il suo nome da un’antica misura agraria, il morello, ed è il nome della frazione di Cento, città emiliana vicina a Finale Emilia, uno degli epicentri del terremoto del 20 maggio scorso. Nel cortile della parrocchia di questa piccola frazione da fine giugno a metà agosto è stato allestito il campo base della “missione” salesiana voluta per offrire al territorio colpito dal terremoto un luogo di riferimento per bambini, ragazzi e famiglie e alleviare così il trauma delle ripetute scosse.

 

Nella settimana dal 4 all’11 agosto, appena archiviata l’estate ragazzi un gruppetto di animatori dell’oratorio salesiano di Bra si è avventurato per aggiungersi agli oltre 150 volontari che nel corso delle 7 settimane dell’iniziativa vi hanno preso parte.

8 i giovani braidesi (tutti in età compresa tra i 17 e i 22 anni)che, a proprie spese, accompagnati da don Davis, hanno dedicato una settimana delle proprie vacanze all’esperienza di volontariato e solidarietà.

 

Una settimana vissuta in una tenda della protezione civile e nei cortili delle varie realtà emiliane che hanno aderito alla proposta salesiana. Lo scopo dell’iniziativa è stato quello di mettersi accanto alla gente di buona volontà che abita i paesi colpiti dal sisma, per dare speranza e fiducia nel futuro, attraverso la modalità tipica dell’oratorio nello stile salesiano. Le attività della giornata erano diversificate a seconda delle destinazioni. Dopo la sveglia e la preghiera del mattino; i giovani braidesi insieme ai volontari provenienti dalla Sicilia e dalla Sardegna si sono dedicati all’animazione di bambini e ragazzi di 3 centri diversi: le parrocchie di XII Morelli e S. Carlo e un centro estivo comunale della città di Mirabello, in collaborazione con alcuni insegnanti volontari della Cgil. Inoltre un quarto gruppo ha collaborato coi volontari Caritas nello smistamento e distribuzione dei generi alimentari nelle varie tendopoli ancora presenti sul territorio. Il tutto fino a sera, quando dai diversi centri ci si ritrovava tutti per la messa, la condivisione e il riposo.

Tante le emozioni vissute sia nell’attività di animazione, sia nel confronto diretto con le persone del posto, sia nel vedere da vicino i danni provocati dal terremoto. Commozione e solidarietà per gli anziani e le famiglie visti sfilare davanti ai volontari della Caritas per chiedere con molta umiltà il necessario per andare avanti; stupore per i tanti “grazie”sentiti dire; gioia per i sorrisi dei bambini e dei ragazzi incontrati, che col terremoto addirittura ci scherzano adesso (“i bambini son proprio bambini e fanno di tutto un gioco” è stato il commento di un genitore); ammirazione per chi da emiliano non demorde, non si lascia scoraggiare, non perde la fede ma va avanti determinato a continuare la propria vita…

 

Lasciamo ai volontari stessi la parola perché siano essi a coinvolgerci in questa loro avventura. Rispetto alle persone incontrate così annota una volontaria sul suo diario di bordo: “Come può distruggere le cose la natura!Ma come può allo stesso tempo ricostruirle! Il terremoto ha distrutto tante cose: case, chiese, fabbriche, scuole…ma non è riuscito a distruggere il sorriso splendido dei bambini e il coraggio e la determinazione delle famiglie emiliane. E’ questa la cosa che mi stupisce di più: non c’è rassegnazione nei loro occhi, non c’è vittimismo, non c’è la voglia di essere compatiti…ma c’è tanta, tantissima determinazione, voglia di ricostruire, di non lasciarsi abbattere da questa catastrofe”. Silvia, la signora che si occupa della cucina nel campo, ci racconta della notte del terremoto: il boato profondo, la paura per l’anziana mamma che preferirebbe morire nel suo letto piuttosto che essere evaquata, l’ansia per il figlio sedicenne (per la prima volta fuori casa per una notte intera), la settimana successiva passata a dormire in macchina, le incognite per il futuro…ma tutto con una prospettiva di fede. Alla domanda “ma non hai perso la fede” i suoi occhi incrociano diretti i miei e la sua risposta è serena e lapidaria: “sarà mica un terremoto a farmi perdere la fede!”… e poi Mirella la responsabile della Caritas di Finale Emilia: una donna esile, scarpette a ballerina, abito lungo estivo, capelli raccolti e la sigaretta tra le dita. Sguardo sereno, donna che non cade certo per un terremoto. Alcuni di noi hanno lavorato tutta la settimana con lei, trasloco beni di prima necessità dalla ex sede Caritas (una chiesa sconsacrata distrutta dal terremoto) alla nuova; distribuzione viveri; contatti e registrazione nuovi utenti (ci ha raccontato che dai 120 registrati alla Caritas, il terremoto li ha fatti lievitare fino a oltre 300)… prima che partissimo per il Piemonte ci ha accompagnati a Finale Emilia a girare tra le macerie e ci ha raccontato della scuola materna che verrà abbattuta, della torre, della paura della gente…

 

Gli animatori sono appena rientrati dall’esperienza e sono molto carichi ed entusiasti: per molti di loro questa settimana non è stata solo l’occasione per darsi da fare ma anche per riprendere o riscoprire un cammino di fede. A loro che hanno partecipato e visto dal vivo tante cose, questo terremoto ha offerto l’occasione per mettersi in gioco e offrire le proprie energie ad altri, come don Bosco con i suoi ragazzi nella Torino del 1800 stremata dal colera; questi giovani ragazzi non si sono messi a ragionare e a incolpare, imprecare, ma con la vitalità loro tipica si sono tirati su le maniche, si sono adattati, e ci dicono ancora una volta che i giovani non vivono per divertirsi e perdere tempo, ma che se provocati e guidati hanno voglia di fare del bene. E a noi braidesi questo terremoto, che ci ha fatti vibrare e spaventare, cosa può far risuonare nel nostro cuore e nelle nostre scelte?

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